La Venere di Joana Vasconcelos ridisegna l’universo Valentino

A Roma fino al 31 maggio c’è una nuova mostra. Si chiama VENUS ed è stata ideata dall’artista Joana Vasconcelos con PM23, la fondazione Garavani e Giammetti. VENUS racconta di un dialogo inedito tra arte contemporanea e alta moda: ridisegna l’universo Valentino per dare nuovi significati alla figura di Venere come archetipo in continua trasformazione

di Domenico Casoria

 

Attraverso l’esposizione Joana Vasconcelos si confronta non solo con l’eredità di Valentino, ma anche con la sua idea di femminilità. Non è un omaggio, ma un vero discorso creativo a quattro mani. Attraverso il mito di Venere, dea dell’amore e della seduzione, l’artista mette sotto una lente critica le identità femminili del presente. Il cuore del progetto è la monumentale Valchiria, una scultura lunga tredici metri che attraversa lo spazio come un organismo vivente, che muta, che si adatta, benigno, qualche volta maligno.

Vasconcelos ridisegna l’universo Valentino

Le Valchirie, nella mitologia norrena, guidavano i guerrieri caduti. Vasconcelos le trasforma in schermi protettivi. Custodi di abiti di alta moda che diventano l’oggetto da proteggere. I capolavori dell’alta moda di Valentino sono parte integrante del racconto. La struttura dell’artista segue infatti, in modo fluido, colori e pattern degli abiti.

Un ibrido tra divinità classica e creatura contemporanea

Per Roma, tra l’altro, l’artista sceglie di dedicare la sua Valchiria a Venere, trasformandola in un ibrido tra divinità classica e creatura contemporanea. Una “seconda pelle”, come suggerisce la nota, creata all’uncinetto. Realizzata grazie all’ausilio di comunità artigiane che collaborano con l’artista da anni. È un lavoro che tira in ballo lo spazio, prima che le sensazioni. Le forme ricreate da Vasconcelos dialogano con l’architettura, la sfidano, la trasformano.

La Valchiria non è un oggetto da contemplare: è un ambiente da attraversare, un corpo che ingloba lo spettatore. Al centro, la couture che diventa strumento di indagine. Tutta la mostra vuole comunque scardinare gli archetipi femminili, quelli che la cultura patriarcale ha costruito e tramandato. Vasconcelos non racconta storie individuali: lavora sulle figure simboliche, sulle immagini che hanno definito, parecchie volte limitandola, la percezione della donna.

Una nuova venere

Quella domestica, la musa, la seduttrice, la dea. Tutte emergono come riflesso di una società che ha imposto piuttosto che negoziare. Così i luoghi comuni diventano quasi nulli. In un’installazione, l’artista ricrea un abito con ferri da stiro Bosch che, all’unisono si alzano o abbassano. Le pentole Silampos, famose nella tradizione portoghese, da strumento di oppressione diventano analisi. Impilate seguendo via via la misura, formano due enormi décolleté. Anche qui, intorno, tre abiti di Valentino. Lucidi, argentati, laminati. Se la Valchiria VENUS rappresenta il cuore mitologico della mostra, le sculture realizzate con oggetti domestici costituiscono la sua anima politica.

Confrontarsi con la propria immagine

Il metallo riflette lo spazio circostante come uno specchio deformante, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la propria immagine. Poi, un lungo corridoio. In fondo, un abito che vuole sottolineare le sfumature più distorte dell’amore. Attraverso tentacoli neri e rossi che quasi avvolgono l’abito in shantung di seta. L’ultimo spazio della mostra è invece un giardino paradisiaco. Vasconcelos lo immagina come luogo da sempre legato all’origine e alla perdizione.

Nella sala, otto abiti neri che quasi non si vedono. Il ricamo di un serpente sull’abito al centro mette tutto in chiaro. L’unico tratto di luce è dato da fiori artificiali che producono effetti in fibra ottica. Il sottotesto è chiaro: tutti gli archetipi si mettono a nudo. Nel giardino delle perdizioni, perdersi è l’unico modo per ritrovarsi.

L’omaggio

La mostra, che era stata inaugurata il 18 gennaio, è stata interrotta il giorno dopo per la scomparsa del fondatore, Valentino Garavani. Ecco, quindi, che la riapertura assume oggi un valore ancora più profondo. VENUS diventa così un modo per celebrare l’eredità di Valentino, mentre la sua idea di bellezza continua a trasformarsi.

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