La seconda pelle di Armani riappare dagli archivi del marchio

Nel 1982, sull’allora edizione cartacea di questa testata, Giorgio Armani raccontava del suo rapporto con la pelle. Oggi, a meno di un anno dalla sua scomparsa, il marchio lancia Armani/Archivio. Tredici look che ripercorrono 15 anni di storia, dal 1979 al 1994, e che dimostrano quanto lo stilista spiegava in quell’intervista

di Domenico Casoria

 

Nel 1981, sull’allora edizione cartacea di Lineapelle Magazine, Giorgio Armani in persona ci raccontava del rapporto con la pelle. Un materiale “resistente e grintoso” capace di coniugare eleganza e movimento. Oggi, a meno di un anno dalla scomparsa dello stilista, il marchio ha lanciato Armani/Archivio. Tredici look che ripercorrono quindici anni di storia, dal 1979 al 1994, per mostrarci quella che, già in quell’occasione, Armani chiamava la sua seconda pelle.

La sua seconda pelle

Riaccendere un archivio significa rimettere le mani sulle forme che ne hanno costruito l’identità. Un gesto diretto, quasi fisico, non solo nelle intenzioni. Armani/Archivio riparte proprio da quella stessa energia. I tredici look selezionati attraversano gli anni in cui il marchio ha definito il proprio vocabolario. Ogni capo riporta alla luce un dettaglio, una linea, un’intuizione che ha segnato un’epoca e che oggi ritrova una nuova intensità. Le due giacche in pelle d’agnello raccontano il punto di accesso più immediato a questo percorso. Quella maschile della collezione primavera-estate 1979, che si ispirava al cinema americano degli anni ’30, introduceva una leggerezza sorprendente per il periodo, con la pelle trattata come tessuto e una struttura che accompagna il movimento.

La femminile, invece, della collezione autunno-inverno 1981 (fotografata da Aldo Fallai) portava con sé un immaginario più ampio, costruito attraverso suggestioni orientali filtrate da un occhio più essenziale. Ispirata a “Kagemusha – L’ombra del guerriero”, film del regista giapponese Akira Kurosawa, la collezione trasportava i clienti in universi alternativi. Una di quelle che all’epoca non aveva venduto molto bene, come ha rivelato lo stesso Armani qualche anno fa, ma che in un certo senso aveva mostrato un lato alternativo della sua estetica. Ecco perché ridare vita a quelle storie, oggi, significa raccontare di quel contatto da cui nasceva un’idea precisa di stile, fatta di materiali che seguivano il corpo e di proporzioni che respiravano. Una visione che continua a muoversi, come se quei capi avessero ancora un ritmo interno.

La capsule

La nuova capsule è stata accompagnata dalla campagna fotografica firmata dallo stilista Eli Russell Linnetz, che è entrato negli archivi con uno sguardo esterno. Attraversando i capi come fossero oggetti vivi. Immagini che restituiscono una presenza attuale, capaci di dialogare con chi osserva. Il tutto mentre l’estetica degli anni ’80 e ’90 è tornata sulla scena e la ricerca di vintage Armani è cresciuta vertiginosamente. E allora non possono che venirci in mente le parole di Armani sulla pelle, quando proprio negli anni ’80 ci aveva raccontato del boom della pelle dovuto alla rottura con il formalismo iniziato negli anni ’60, e poi insediatosi negli anni ’70. Quella rottura aveva portato a un progressivo cambiamento degli elementi del guardaroba: meno soprabiti e più giubbotti.

In quell’intervista Armani parlava della pelle come di un materiale “resistente e grintoso”, forte e moderno, capace di unire praticità e eleganza. Non la considerava un semplice segno di lusso. La considerava una materia da usare tutti i giorni, vicina alla vita reale, pronta a sostituire tessuti più rigidi e meno funzionali. Più lontana dai territori dell’uniforme, più vicina alla sfera personale. Dentro Armani/Archivio questa idea torna leggibile. I capi in pelle non funzionano come feticci del passato, ma come prova di quella visione: giacche che seguono il corpo, volumi che non schiacciano la figura, una fisicità che resta concreta. Nelle parole di allora c’era già un principio chiaro: la pelle ha futuro finché chi la produce, chi la lavora e chi la indossa resteranno sulla stessa linea.

“Che cos’è per Lei la pelle?”

Giorgio Armani: “La pelle, per me, è una seconda pelle. È il pezzo di resistenza, quello che si porta tutti i giorni. La base sulla quale si costruisce tutto il resto”.

L’origine, insomma.

Foto Armani/Archivio

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