Il dibattito sul tacco: resta un must oppure no?

La pandemia ha sconvolto i consumi calzaturieri e trasformato i modelli più comodi (a partire da sandali e pantofole) in oggetti del desiderio, soprattutto online. Così, una parte degli addetti ai lavori sostiene che il tacco non avrebbe più spazio. Ma c’è, anche, chi si dice certo del contrario

Gli schieramenti sono due e ben rappresentati. In mezzo c’è il tacco, da sempre oggetto feticcio calzaturiero, che a causa della pandemia è diventato un profondo tema di discussione. La nuova dimensione (pandemica) della quotidianità pare attribuire senso a stili di consumo che vanno in cerca di nuovi codici di declinazione dell’eleganza. Codici che da un lato rafforzano (pur non avendone bisogno, secondo noi) il predominio calzaturiero della sneaker. E dall’altro esprimono maggior attinenza con un’idea (fashion) di comodità che, come si è visto alle recenti sfilate digitali di Milano Moda Donna (18 – 24 febbraio 2021), ha innescato un “effetto cocoon”. La domanda, dunque, sorge spontanea: il tacco alto / altissimo che futuro ha? Alcune risposte arrivano da ricerche e analisi (come potete leggere qui). Altre, invece, emergono direttamente dal mercato.

C’è chi dice no

Jennifer Cuvillier è la direttrice creativa dello stile a Le Bon Marché (LVMH) di Parigi. Una sua dichiarazione mette nero su bianco l’egemonia stilistica della scarpa sportiva: “Oggi le sneaker fanno parte del guardaroba classico. Sono un po’ come i jeans: parlano a tutte le generazioni e a tutti gli stili”. Potrebbero sembrare parole che riverberano dal 2018 o dal 2019. Invece le ha pronunciate poche settimane fa e dimostrano come la pandemia abbia cementato ulteriormente le fondamenta di mercato di questo tipo di scarpe. Al punto che un significativo numero di testate internazionali di moda ha battuto titoli che possiamo riassumere così: “Luxury sneakers are the new stilettos”. Rafforza il concetto, in termini socio-generazionali, Pierre Hardy, designer della calzatura per Hermès: “Il più grande vantaggio delle sneaker è che fa sembrare più giovane chi la indossa. Puoi indossare gli abiti più tradizionali, come una pelliccia, e abbinarli con scarpe da ginnastica: sembrerai più giovane di 10/15 anni. È inconscio, ma questa è la loro forza”.

Tutto chiaro: la sneaker è cool, la sneaker è fashion, la sneaker è comoda. Così, Sandra Choi, direttrice creativa di Jimmy Choo arriva ad affermare di non credere “che il glamour debba essere solo sui tacchi. Ultimamente la mia linea di scarpe è composta tutta da trainer”. A Business of Fashion, Stephanie Clairet di Printemps Paris conferma che “marchi come Louboutin, Sergio Rossi e Stuart Weitzman hanno visto diminuire le vendite di scarpe eleganti. Hanno dovuto adattarsi al mercato e sviluppare sneaker e scarpe con tacchi bassi”. E (guarda un po’…), sempre a Parigi, Galeries Lafayette (scrive ancora BoF) avrebbe avviato un ulteriore progetto di ampliamento del reparto sneaker.

C’è chi dice (assolutamente) sì

Per esempio, Edgardo Osorio, co-fondatore e direttore creativo di Aquazzura. Nonostante il marchio offra vari modelli di calzature, quelle con i tacchi restano le più vendute. “Nella moda ci sono due direzioni: ciò di cui hai bisogno e ciò che ti fa sognare. Noi ci occupiamo, soprattutto in questo momento, di ciò che ti fa sognare e ti rende felice”. Oppure Jimmy Choo in persona, nel senso del designer da tempo uscito dal brand omonimo. “Le scarpe col tacco alto non moriranno mai”, dice a BoF presentando il suo nuovo progetto formativo, la JCA London Academy of Fashion. Dall’Italia arrivano voci a favore dal retail multimarca di fascia alta. Per esempio, a Napoli, Rossella Galiano (titolare di 8 boutique), spiega che “in questi mesi ci sono stati articoli continuativi che non hanno smesso di vendere, come le Rockstud di Valentino e le Opyum di Saint Laurent”. in altre parole, il modello che ha proprio nel tacco (realizzato modellando il logo della griffe) il suo tratto di riconoscibilità. Le fa eco Uberta Zambeletti, della boutique Wait and See di Milano: “Sono rimasta sorpresa dal fatto che le scarpe con il tacco abbiano continuato a essere vendute, denotando un desiderio delle donne di continuare a essere femminili nonostante il confinamento”. Chiudono il cerchio Giorgio Innocenti e Mario Dice, rispettivamente CEO e stilista del rilanciato e iconico brand Luciano Padovan: “Dal mercato è emerso che accessori e in particolare i tacchi sono parte della quotidianità. A condizione che possiedano personalità. Non servono occasioni d’uso. Questi mesi di lockdown hanno cambiato le abitudini, ma il desiderio di tornare sui tacchi c’è”.

Morale del dibattito

Alla fine di tutto, non spetta a noi decidere chi ha o non ha ragione. Questa incombenza la lasciamo a voi.

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