Guardando la versione della borsa Lady Dior con la quale Jonathan Anderson si è presentato al pubblico ai primi di gennaio si riconoscono la matrice di Maria Grazia Chiuri, un prato primaverile, una lavorazione raffinatissima della pelle d’agnello, un segno di speranza che può diventare immagine di una stagione. Ecco perché
di Domenico Casoria e Roberto Procaccini
Quante cose si possono vedere osservando una borsa? Due sicuramente: il manufatto e la sua estetica. Guardando la versione della Lady Dior con la quale Jonathan Anderson si è presentato al pubblico ai primi di gennaio, allora, si riconoscono la matrice di Maria Grazia Chiuri e un prato primaverile dove, solitaria, si aggira una coccinella. Ma questo stesso prato, risultato di una lavorazione raffinatissima – quasi a intarsio – della pelle d’agnello, ha la forza evocativa per rappresentarci più cose ancora.
Una certa tendenza dell’alto di gamma, innanzitutto, quella che Karl Lagerfeld chiamava “prêt-à-couture” (poi ci torneremo), dove la ricerca stilistica sa tenere un piede nel regno delle idee e l’altro ben piantato nelle boutique. E, magari, una fuga in avanti, un progetto di iconicità, un segno di speranza che può diventare immagine di una stagione.
Il nuovo universo degli accessori
Un generale risveglio trova conferma anche nelle ultime sfilate couture di Parigi. L’alta moda, si sa, è un mondo che vive di regole tutte sue, fatte di atelier silenziosi e ordini da migliaia e migliaia di euro. Ma con i debutti di Anderson da Dior e di Matthieu Blazy da Chanel gi accessori sembrano entrati in un universo tutto nuovo. Generalmente, per non svilire ore e ore di sartoria, tutto quello che vediamo sotto l’etichetta “alta moda” non arriva in boutique.
Anche perché, banalmente, costa molti soldi. Eppure, l’approccio adottato per scarpe e borse richiama quella “prêt-à-couture” tanto cara a Lagerfeld, storico direttore creativo della maison di Mademoiselle. Con gli accessori dell’alta moda – modificati, adattati in base a logiche un pizzico più commerciali, rivisti per seguire una certa stagionalità – si potrebbe presto trovare negli store un prodotto che vende più degli altri, oltre a un simbolo creativo netto e identificativo di questa o quella direzione creativa, di questo o quello stilista.
Anderson, ancora lui
Anderson, per esempio, per la sua prima couture da Dior ha mandato in passerella una pochette ispirata a un cuscino da spiaggia disegnato da Monsieur Dior in persona. Un pezzo originariamente in spugna che il designer ha trasformato dal nulla in una borsa mai vista prima. Oppure un paio di scarpe aperte dalla punta quadrata che richiamano l’era della collaborazione tra il creatore e il calzolaio francese Roger Vivier. Per non parlare di Lady Dior laccate e sfumate, borse a forma di coccinella, tartaruga, conchiglie – che richiamano pianure verdeggianti in agosto (il nordirlandese Anderson è partito proprio dal risveglio della natura) – orchidee come spille. Tutti pezzi che, con un minimo di fortuna e un po’ di inventiva, potrebbero facilmente finire nella wishlist di una fashionista.
Un’immagine per una stagione
C’è sempre un articolo in grado di rappresentare una stagione della moda e della società e, spesso, lo si trova proprio nel punto in cui il successo dell’intuizione stilistica si trasforma in successo commerciale. Le slippers foderate d’agnello di Gucci sono tra le migliori istantanee della stagione in cui i brand occidentali (ormai 10 anni fa) crescevano in maniera impetuosa cavalcando la domanda e i gusti soprattutto dei consumatori cinesi.
Poco dopo le Triple S di Balenciaga incarnavano l’epopea della sneaker quando sembrava che la scarpa sportiva (sempre più elaborata, sempre più eccessiva) fosse l’unico orizzonte della calzatura, mentre in tempi più recenti l’affermazione del quiet luxury si è accompagnata con il rilancio del sobrio e rassicurante mocassino. Ecco, ci auguriamo che la Lady Dior di Anderson possa diventare, col senno di poi, la cartolina di questo 2026 con la sua maestria, il suo tono rassicurante. E, soprattutto, la sua pelle.
Foto Dior
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