Il valore del deadstock: il metodo Simon Cracker in evoluzione

Simon Cracker ha presentato la collezione Slow durante l’ultima edizione di Lineapelle Designers Edition (26 – 28 febbraio) dimostrando di essere molto più di un brand. È un universo in evoluzione, un contenitore che trabocca di persone, energie, mani che stravolgono il concetto di deadstock e lo reinventano. Simone Botte lo ha fondato nel 2010 come gesto istintivo: rompere materiali, scardinarli, ricrearli in forme nuove. Oggi ci racconta il suo progetto

di Domenico Casoria

 

Un approccio duro, quasi primitivo, che negli anni si è trasformato in una factory abitata da fotografi, illustratori, artisti che si ritrovano attorno a un’idea comune. Una crew, una piccola tribù che vive insieme e mette i vestiti addosso alle persone come un gesto naturale, quotidiano, necessario. La nuova collezione di Simon Cracker alias Simone Botte nasce come capitolo finale di una storia che racconta il brand dall’interno. Una storia che a denominatore comune porta una visione riveduta e corretta del concetto di deadstock.

Il metodo Simon Cracker

Anche sfilando nel calendario ufficiale di Camera Moda, Botte sente il bisogno di tornare alle radici, di rimettere in fila ciò che definisce Simon Cracker: lentezza, ironia, libertà. A gennaio aveva mostrato il lato calmo del fare, quel contare fino a dieci che appartiene a chi segue il progetto con dedizione. L’ultima sfilata a Lineapelle Designers Edition è stata un gioco collettivo. Un promemoria del motivo per cui si sceglie questo mestiere fortunatissimo. In un mondo dove ventenni vanno in crisi davanti a una cucitura, lui preferisce ricordare che si fanno vestiti. E che intorno ai vestiti ci sono vite intere. Per questo ha scelto le zie come fonti di ispirazione e dedica di questa collezione. Perché sono figure cardine della sua vita, con gli abiti che le hanno sempre accompagnate e che gli hanno acceso l’immaginazione. Tra le pieghe di quei guardaroba familiari, la pelle emerge come materia che dura, che attraversa il tempo.

Scegliere l’imperfetto

Un approccio che il creativo ha sempre portato avanti. Toccandola, osservandola. E una filosofia: scegliere l’imperfetto, scendere nel deadstock, nell’invenduto, accettare il rischio di perdere il controllo. A Lineapelle ha sperimentato pesantezze e spessori che gli hanno ribaltato i volumi. Le pelli troppo leggere le ha trasformate, come fa sempre: prendendo ciò che altri scartano. One of a kind, certo, ma con cartamodelli che permettono una riproducibilità imperfetta. Una lezione di desiderio: amare di più le cose, sottrarle alla compulsione dell’ordine facile. La pelle si rigenera all’infinito, e nella collezione compaiono pezzi del 2018 ritinti con ombre elettriche, graffiti che cambiano tono come cambiano le persone.

Il lato sporco

E quando gli chiediamo un’immagine con cui descrivere Simon Cracker, ci dice “sporco interessante”. In altre parole, la macchia che diventa pattern, il difetto che si trasforma in motivo, il buco che diventa racconto. La sua formazione da grafico pubblicitario riaffiora nelle viti, nelle fascette con cui tiene insieme i lembi di una giacca, in un approccio grezzo che incolla, assembla. È il crack del cracker: la frattura che apre possibilità. Da anni dentro la moda, Botte continua a difendere la lentezza. Senza la pretesa di piacere al primo sguardo. E poi il lato più intimo. Da sempre conosciuto per i suoi graffiti, dopo un incidente alla mano il tratto è cambiato. Più duro, più fitto, più personale. Disegni che da lontano sembrano una cosa e da vicino un’altra. Prima graffitava i vestiti per dare movimento, ora graffita direttamente le gambe delle modelle prima che entrino in passerella. Una visione più matura della creatività. Con cui è tornato all’essenza: raccontare storie sue, delle persone che incontra, delle strade che attraversa. Favole sporche, fai-da-te. Perché Simon Cracker è questo: un luogo dove lo scarto diventa destino, dove la fragilità diventa forza. La rivincita dei freak.

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