Nel panorama delle collaborazioni di moda ce n’è una che ha fatto scuola e sta raggiungendo nuove vette. Quella tra la maison francese Louis Vuitton e l’artista giapponese Takashi Murakami. Un dialogo che va ormai avanti da vent’anni e, con l’ultima edizione del progetto Artycapucines Capucines, ha spostato il discorso su un altro piano
di Domenico Casoria
Quando a fine ottobre nello stand di Louis Vuitton al Grand Palais (dove si tiene abitualmente Art Basel, la fiera d’arte moderna e contemporanea più importante al mondo) è comparso un polpo gigante, subito è stato chiaro che l’artista in questione fosse Murakami. Per una serie di ragioni: la prima, e più ovvia, e che Murakami lavora da sempre con la figura del polpo, peraltro spesso presente nella storia dell’arte giapponese. La seconda, meno ovvia, ma solo per i non addetti ai lavori, e che ormai quello tra Louis Vuitton e Murakami e un matrimonio in salute, stabile, destinato a non subire il corso del tempo.
Louis Vuitton e Murakami
Per la settima edizione del progetto Artycapucines, il brand francese ha, infatti, affidato alla visione di Takashi Murakami la reinterpretazione o il “rifacimento artistico” dell’iconica borsa Capucines che prende il nome da Rue Neuve-des-Capucines, la via parigina dove Louis Vuitton aprì la sua prima boutique nel 1854. Non semplici accessori, va detto, ma veri e propri pezzi da collezione che si sono aggiudicati, ça va sans dire, un posto nella rassegna artistica per eccellenza. Non era, chiaramente, il primo contatto tra l’artista e il brand. Ma la settima edizione del progetto (che va avanti dal 2019) ha segnato un punto di svolta: per la prima volta, infatti, Murakami ha incontrato a trecentosessanta gradi il savoir-faire di Louis Vuitton.
Undici reinterpretazioni
La partnership ha dato così vita a undici reinterpretazioni inedite della Capucines, ciascuna pensata per mettere in luce un aspetto distintivo dell’immaginario creativo di Murakami, fortemente influenzato dall’estetica dei manga e dalla cultura geek. Cioè: anime, fantascienza, collezionismo e tutto ciò che ruota, in genere, attorno all’immaginario pop nerd. Undici modelli, dicevamo, che sono vere e proprio opere d’arte. O, volendo definirle in altro modo, possiamo archiviarle alla voce “sintesi del Murakami-pensiero”.
Manga e cultura geek
Per esempio, la Mini Tentacle trae ispirazione da Mr. DOB, l’iconico polpo simbolo dell’artista. La Mini Mushroom è decorata con oltre 100 funghi in resina lucidati a mano e disposti in 3D su una tela a specchio che sembra trasportarci in un universo parallelo. In alcuni casi la forma è alterata, come nella Capusplit, allungata sui due lati. O nella Capubloom, in cui diventa sferica e ricoperta di margheritine multicolor.
Nella Panda Clutch la Capucines prende addirittura le sembianze dell’animale, scolpito e realizzato in ottone lucido e poi decorato con 6.250 strass incastonati a mano. In altri casi, invece, la borsa si adatta a codici ormai famosi. Per esempio, la EW Dragon, omaggia l’opera di Murakami Dragon in Clouds Indigo Blue del 2010. Qui il drago è letteralmente stampato sulla borsa. Non mancano nemmeno lavorazioni da capogiro. nella BB Golden Garden è la pelle ricoperta di foglia d’oro a farla da padrona, insieme a sofisticati motivi floreali e dettagli smaltati.
Un mondo in espansione
È un mondo tutto da scoprire, in poche parole, quello di Vuitton feat. Murakami. Un modo che sembra, però, fare breccia tra gli appassionati di moda o direttamente nel cuore dei clienti di nicchia. Perché apre una porta su un immaginario che non smette di espandersi. E perché, in fondo, dimostra che, nella perenne (e presunta) rivalità tra moda e arte, è proprio questo rapporto di mutua contaminazione il vero motore di sviluppo creativo. Dell’una e dell’altra.
Foto Louis Vuitton
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