Non si muove più solo sulle frequenze dell’artigianato, ma ha scelto di vestire Dua Lipa per il pre‑party del suo matrimonio, dopo aver messo Jacob Elordi e Lorenzo Musetti al centro della sua nuova costellazione di ambassador. È da qui che si capisce com’è cambiata Bottega Veneta: da una discrezione quasi monastica a una presenza costante
di Domenico Casoria
C’è stato un tempo in cui Bottega Veneta era un marchio classico di borse, un gioco di intrecci e silenzi costruito sulla discrezione e sul saper fare. Poi la traiettoria è cambiata, complice la spinta più architettonica e per certi versi pop di Matthieu Blazy, che ha trasformato l’heritage in un laboratorio di materiali e movimento. Oggi il marchio è saldamente nelle mani di Louise Trotter, che ha deciso di portarlo ovunque: è mondano ma sportivo, classico ma ipermoderno, ancora legato alla pelle lavorata a mano ma perfettamente a suo agio sui tappeti rossi.
Com’è cambiata Bottega Veneta
Un cambio di passo che ha trovato manforte anche nei volti scelti per raccontarlo: il tennista Lorenzo Musetti come ambassador, la star di Euphoria Jacob Elordi, il cantante K-Pop I.N (membro degli Stray Kids) l’attrice e premio Oscar Julianne Moore. Qualche settimana fa, però, Bottega Veneta ha fatto una cosa insolita. Ha vestito la popstar Dua Lipa per il suo matrimonio siciliano. Per il party di benvenuto a Palermo, la cantante ha scelto un abito da sposa su misura in pelle intrecciata, smanicato, con clutch Andiamo coordinata e una gonna sinuosa decorata da piume. Un look che sintetizza la nuova era del marchio fatta di artigianalità estrema, sensualità controllata, presenza scenica.
Ma non era la prima star ad aver scelto Bottega per un evento così in vista. Per la conferenza stampa del Super Bowl, l’ospite d’onore e cantautore statunitense Bad Bunny aveva indossato un abito gessato in lana e camicia in popeline di cotone e cappotto in shearling. Se pensiamo a quanto poco tempo sia passato dal 2021, da quando Bottega Veneta aveva deciso di ritirarsi da Instagram, il cambio di passo sembra ancora più radicale. Il marchio che predicava silenzio oggi sembra andare in tutt’altra direzione, senza perdere la precisione delle mani che lo hanno costruito.
Dopo Daniel Lee
All’epoca era stato Daniel Lee, direttore creativo del marchio dal 2018 al 2021, a staccare la spina ai profili social. Oggi non c’è ancora traccia di pagine ufficiali su Instagram (eccetto due grandi profili di fan base che ci raccontano il più possibile sull’universo di Bottega) ma il marchio continua a riscuotere online un successo enorme. Dopo l’abbandono dei social il marchio ha puntato su campagne pubblicitarie vecchio stampo e, soprattutto, su ambassador (i vecchi testimonial) ante litteram, famosi ma non sempre affini al mondo della moda, sportivi, attrici famosissime. Lasciando in(direttamente) a loro il compito di comunicare.
La scelta di nuovi volti, però, non cozza con quelle in termini di design. La “riservatezza social”, per esempio, continua ad avere un equivalente nei prodotti, che sono ancora no logo e basati su una strategia della riduzione, ma comunque perfettamente riconoscibili. Anzi, Bottega Veneta continua a spingere sul concetto di intrecciato, da sempre firma del marchio. Come ha fatto con la campagna “Craft is Our Language” per celebrare la tradizione proprio della sua signature in occasione dei 50 anni. Insomma, una trasformazione che mostra come la discrezione possa spesso evolvere in una forma diversa di forza e riconoscibilità.
Foto Bottega Veneta
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