Benvenuti in uno spazio unico al mondo, dove la pelle non soltanto è un essenziale complemento d’arredo, ma un fattore culturale identitario. Si chiama GACH, è molto più di un “leather bar” e si trova nel cuore di Sinseol-dong, il distretto della pelle di Seoul. A raccontarcelo è il suo CEO: Yoon Jung Won
intervista a cura di Jean Kim
A fine novembre 2026 siamo stati in Corea del Sud e, a Seoul, e abbiamo scoperto uno spazio che – per quanto ne sappiamo – non ha paragoni nel mondo. Si trova nel cuore delle vie della pelle di Sinseol-dong. Si chiama GACH e, in maniera sbrigativa, può essere definito come un “leather bar”. In realtà, è molto di più perché – al suo interno – la pelle è molto di più di un materiale o di un elemento d’arredo (pur essendolo in modi particolarmente interessanti e inediti).
È un fattore culturale identitario che, non a caso, ha attirato l’interesse di brand particolarmente attenti a questo aspetto (per esempio: Polène) e di hub di riferimento per la filiera globale come Lineapelle e ha attivato collaborazioni continuative e mostre su piccola scala con vari brand coreani di pelletteria. Per lo stupore che genera come progetto e come spazio, dunque, raccontare GACH sarebbe molto semplice, ma anche molto complesso per chi, come noi, ci è arrivato in un freddo e piovoso pomeriggio di fine novembre. Meglio, quindi, che lo faccia il suo CEO: Yoon Jung Won. (LF)
Cosa significa GACH?
“Gat” è un’antica parola coreana che significa pelle. In inglese può essere semplicemente scritta come “GACH”, che può sembrare piuttosto semplice. Ma in coreano il termine Gat è un vocabolo storico utilizzato per indicare la pelle. Questa parola è rimasta in espressioni coreane come “sal-gat”, che significa “pelle”, e nel titolo professionale tradizionale gat-bachi, che si riferisce agli artigiani che realizzano scarpe in pelle e lavorano il cuoio. Alcuni dei quali oggi sono ufficialmente riconosciuti come detentori del Patrimonio Culturale Immateriale nella società coreana contemporanea.
Perché nasce GACH?
GACH non è nato con un grande piano per “costruire un brand”. Quando ero giovane, seguivo mio padre nei distretti della pelle di Sinseol-dong e Dongmyo. Le scene che vedevo allora sono ancora vivide nella mia memoria. Ogni negozio era permeato dall’odore della pelle. I commercianti si conoscevano tutti. Le strade erano affollate di persone che sognavano di creare borse e costruire marchi. Non era solo un’area industriale. Era un luogo vivo fatto di sogni, lavoro e artigianato.
Ma col tempo le strade si sono fatte silenziose. Con lo spostamento della produzione all’estero, l’industria ha lasciato l’area. L’antico distretto della pelle ha iniziato a somigliare a un semplice mercato vintage a basso costo. È stato straziante. Guardare questo quartiere svanire lentamente senza poter fare nulla era insopportabile. È allora che un pensiero ha preso forma nella mia mente: “Prima che questa strada scompaia del tutto, esiste un modo per riportarne in vita la memoria?” Questo sentimento è stato il punto di partenza di GACH.
Come si inserisce GACH nel contesto del distretto della pelle di Seoul?
GACH è meno un negozio che vende prodotti e più una porta d’accesso che collega l’industria della pelle di Sinseol-dong e Dongmyo a una nuova generazione, ai visitatori internazionali e ai brand globali. La maggior parte delle persone che vengono qui finisce per dire cose come: “È davvero possibile creare uno spazio del genere con la pelle?”. Oppure: “Non sapevo che la pelle potesse essere un materiale così emozionale”. Questi momenti sono quelli che contano di più per me. Anche chi non ha alcun interesse per il settore inizia a interessarsene quando riesce a percepire il fascino del materiale. L’emozione muove l’industria.
C’è poi un altro aspetto altrettanto importante. Designer, aziende e marchi continuano a venire in questo distretto per acquistare materiali. Ma ho sempre trovato un peccato che discussioni così importanti avvenissero in piedi, in mezzo alla strada. Per questo GACH è stato concepito come un luogo dove designer e brand possano sedersi comodamente, condividere idee e usarlo come spazio di accesso per proporre, immaginare e pianificare insieme. La speranza è che questo flusso naturale riporti all’acquisto di tessuti e pelli, alla produzione in laboratori e fabbriche. Infine, alla rivitalizzazione dell’industria. Ma c’è un altro aspetto a cui GACH tiene profondamente.
Quale?
I sottobicchieri in pelle e tessuto che offriamo qui non sono realizzati con materiali nuovi. Sono ottenuti tramite upcycling da pelli e tessuti che stavano per essere scartati nel distretto della pelle di Sinseol-dong e Dongmyo. In questo quartiere, una quantità enorme di tessuti e pelli viene buttata durante le fasi di campionatura e produzione. È uno spreco, è dannoso per l’ambiente e comporta persino dei costi di smaltimento. Per questo GACH raccoglie direttamente questi materiali dai commercianti locali. Li taglia, imprime il logo a caldo, li rifinisce trasformandoli in nuovi oggetti.
Anche se questo processo ha un costo, non lo considero mai uno spreco. La mia speranza è che, quando qualcuno porta a casa un sottobicchiere o lo regala, diventi un piccolo strumento capace di richiamare nella vita quotidiana il valore della pelle e dei tessuti come materiali. Credo che questo singolo momento di riflessione possa portare a interesse, esplorazione, apprendimento e, infine, a una connessione che offre un ritorno all’industria. Nel lungo periodo, il nostro obiettivo è trasformare questi materiali un tempo scartati in nuovi prodotti, offrirli a prezzi più accessibili e donare una parte dei ricavi a fondazioni artistiche e culturali.
All’interno del distretto della pelle, GACH si distingue per la qualità dei progetti, l’attenzione al design e la cultura progettuale che esprime. In che modo queste caratteristiche possono contribuire alla riqualificazione del distretto? Questa riqualificazione è uno degli obiettivi?
GACH non è uno spazio che mostra la funzione della pelle, ma l’emozione della pelle.
Le persone si muovono solo quando vengono emozionate. Per questo l’intero spazio trasmette un unico messaggio: “La pelle e i tessuti non sono semplicemente materiali stesi sul pavimento di una fabbrica, né solo borse e portafogli di lusso. Sono materiali che hanno plasmato epoche e generato emozioni”. Serve quella scintilla emotiva perché le persone inizino a cercare i materiali, entrare nei negozi, imparare, creare e riconnettersi con l’industria. Credo che la rivitalizzazione di un settore non nasca dalla promozione, ma dal momento preciso in cui qualcuno ne rimane profondamente affascinato. Proprio come è successo a me, quando sono rimasto catturato da questo fascino e ho creato questo spazio.
Dall’inizio del progetto, GACH ha attirato anche persone/clienti nel distretto della pelle che prima non sapevano nulla dell’industria della concia, aumentando così visibilità e consapevolezza?
Quando una persona che non sapeva nulla della pelle arriva a dire: “Voglio comprare della pelle”, per me è una gioia autentica. In realtà, molti entrano come clienti abituali, stranieri che vengono semplicemente per un caffè, ma quando escono portano con sé la nostra mappa della pelle. In seguito, mi scrivono inviandomi foto dei prodotti che hanno realizzato da soli, oppure domande che hanno continuato a porsi. Ogni volta che succede penso che in questo modo si possa mantenere viva l’industria”. Credo che siano proprio queste azioni a portare, alla fine, alla rivitalizzazione del settore.
GACH può essere definito come un progetto culturale?
Sì, GACH è un progetto culturale. La cultura è guidata dalla memoria e dall’emozione, e un’industria prende davvero vita solo quando le persone iniziano a muoversi in prima persona. Caffè, dessert e cocktail sono semplicemente strumenti per far sì che le persone restino un po’ più a lungo. Nei momenti in cui mangiano, bevono e si godono il tempo, e quando le conversazioni nascono in modo naturale, riusciamo a reinterpretare in chiave contemporanea gli strati di tempo e identità accumulati su questa strada e a risvegliare delicatamente i sensi.
Quali sono i vostri obiettivi di sviluppo?
Diventare una sorta di punto di riferimento all’interno del distretto della pelle di Sinseol-dong. Un luogo che racconti che “qui è distillata la storia di questa strada”. Creare una cultura in cui chiunque possa imparare a conoscere la pelle, un ambiente in cui non solo designer e imprenditori, ma anche le persone comuni possano sentire: “Potrei creare qualcosa in pelle anch’io”.
Non solo. Abbiamo ricevuto una proposta per un progetto GACH a Chengdu, in Cina. Siamo in fase di discussione. Non voglio che sia una “esportazione” nel senso convenzionale, ma una forma di espansione che condivida la nostra filosofia culturale e la nostra sensibilità. E questo è un sogno molto personale. Un giorno spero che questa strada venga ufficialmente designata come “Gat-gil (갗路)”. Gli anni trascorsi qui dai commercianti e dagli artigiani di questo distretto meritano pienamente questo onore.
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