Da Chanel a Prada, passando per il fast fashion, l’etichetta torna al centro della moda contemporanea. Nascosta, destrutturata o portata a vista, si sta tarsformando da semplice firma commerciale in un nuovo codice estetico e identitario.
di Domenico Casoria
Oggi che la moda ha già visto, codificato e mostrato tutto, la vera rivoluzione non si gioca più sui volumi o sulle silhouette, ma nei micro-mondi che compongono un capo. È un’era dominata dal dettaglio, dove la vera identità di un abito si nasconde, o sempre più spesso si esibisce, nei particolari. Tra questi, ce n’è uno in potenziale contraddizione con i tempi recenti, ma che sta vivendo una seconda giovinezza straordinaria: l’etichetta.
Una questione di etichette
Fino a ieri assistevamo al trionfo del quiet luxury e al progressivo rifiuto dei marchi esibiti. Millennials e Gen Z tagliavano e strappavano via ogni firma visibile per rivendicare un’estetica anonima e priva di loghi invadenti. Oggi, invece, è tutta una questione di etichette. Un cortocircuito affascinante. Non parliamo più di una banale targa commerciale, quanto di un piccolo archivio tessile, un’opera d’arte in miniatura da mostrare (non sempre). Un tempo relegata all’interno di un colletto o nascosta lungo un fianco, l’etichetta di qualità nasceva per raccontare una storia intima. Il periodo di produzione, le tecniche sartoriali, il luogo di fattura. Come per i capi d’epoca, dove caratteri tipografici, grafiche ricercate e ricami curatissimi trasformavano la sigla del sarto in una firma d’autore, oggi questi rettangoli di tessuto tornano a rispondere a precisi codici estetici.
Un dettaglio trasversale
Si studiano i font, si sperimentano filati tridimensionali, si lavora su rilievi tattili capaci di sedurre al primo tocco. Ma la novità sta nell’attitudine con cui viene vissuta. È nato un fenomeno del tutto trasversale che unisce, senza soluzione di continuità, le passerelle dell’alta moda e i laboratori dei brand underground più di nicchia fino addirittura ai marchi di fast fashion. Non c’è più distinzione di rango: l’etichetta ricamata, destrutturata o non convenzionale diventa il punto d’incontro tra sartorialità ed estetica streetwear. E soprattutto, l’etichetta si è liberata dalla sua prigione interna. I più giovani hanno ribaltato le regole della fruizione: l’etichetta non si nasconde più, ma si porta esterna. Appiccicata al centro della schiena, applicata a vista sull’orlo di una manica, cucita a contrasto sui pantaloni o fissata con punti grossolani ma calcolati, è il fulcro visivo dell’intero outfit. Si trasforma in un manifesto, in un oggetto di collezionismo a sé stante che testimonia l’adesione a un preciso codice estetico.
Il nuovo logo
È la metamorfosi definitiva del logo. Da simbolo di ostentazione a dettaglio concettuale e tattile. L’etichetta contemporanea non serve più soltanto a dire chi ha fatto quel capo, ma racconta come è stato pensato. Ed è a tutti gli effetti un tema trasversale. Per la collezione primavera-estate 2027 Matthieu Blazy, il direttore creativo di Chanel, ha mandato in passerella una giacca con un etichetta ben nascosta che però riproduceva, tramite ricamo, l’intero look. Due figure che si specchiavano a vicenda. Un doppio filo. Da Prada sta invece accadendo l’esatto opposto: l’iconico triangolo simbolo del marchio sta diventando sempre meno evidente. Posizionato su giacche e borse sta perdendo la dicitura “Prada” per tornare ad essere un semplice triangolo e forse un’etichetta. L’anno scorso, per esempio, Pull&Bear ha commercializzato una t-shirt a manche lunghe con un’etichetta che penzolava sulla schiena. Con un piccolo dettaglio. Era cucita all’esterno sulla schiena per essere ben visibile e recava alcune indicazioni precise. Anzi, una lista di cose da fare durante la giornata. “Go outside, drink water, take a nap, laugh out loud.” Insomma, un promemoria cucito addosso, che trasforma un dettaglio industriale in un messaggio personale. Nascosta, ridotta all’essenziale o esibita senza pudore, l’etichetta oggi racconta molto più di un marchio. Parla, forse, di identità, appartenenza e nuove forme di espressione.
Foto da Chanel, Prada e Pull&Bear
Leggi anche: