Un rumor di DeuxMoi ha acceso il panico tra i puristi: Anderson da Zara. Il creativo nordirlandese sembrava pronto a firmare per il colosso del fast fashion. Ma, tra la smentita ufficiale e il legame storico con Uniqlo, lo scoop mancato ha svelato lo snobismo dell’industria
di Domenico Casoria
Sotto il caldo agostano, mentre tutti erano impegnati a fare altro, si è scatenato il panico tra i puristi della moda. Tutta colpa di una voce esplosa sul web che dava ormai per fatta un’alleanza decisamente improbabile: Jonathan Anderson pronto a firmare una nuova collezione per Zara. A buttare la bomba nel mucchio ci ha pensato DeuxMoi, account Instagram avvezzo al gossip. Per circa dieci ore, l’intero mondo dello stile ha vissuto nel terrore che persino il re del design concettuale avesse ceduto alle lusinghe e al denaro del colosso spagnolo. Poi, con una storia al volo sul profilo del suo brand JW Anderson, è arrivata la smentita secca dallo stilista nordirlandese. Falso allarme, pericolo scampato e tutti a casa.
Anderson da Zara?
Ma perché un semplice rumor di corridoio ha fatto saltare tutti dalla sedia? Il primo motivo potrebbe essere puramente pratico ed economico: i tradimenti commerciali non piacciono a nessuno. Anderson lavora felicemente e con enorme successo fin dal 2017 con i giapponesi di Uniqlo, per cui sforna capsule stagionali amatissime dal pubblico. E per quanto Uniqlo e Zara abbiano due visioni di abbigliamento opposte, restano pur sempre i due pesi massimi concorrenti della grande distribuzione. Vedere lo stesso designer saltare da un banco all’altro sarebbe stato un pasticcio legale e d’immagine davvero difficile da spiegare. Poi c’è una questione di snobismo, diciamolo pure chiaramente. Anderson oggi rappresenta l’ala più nobile, colta e intellettuale della moda contemporanea. Vederlo cedere alla tentazione della produzione di massa spagnola avrebbe spezzato il cuore a chi vorrebbe le idee più geniali al riparo dalle spietate logiche di fatturato da capogiro.
Così impossibile?
Eppure, a pensarci bene con un pizzico di malizia, la storia non era poi così campata in aria come sembra. Anzi, i motivi per cui una collaborazione del genere potrebbe persino succedere in un futuro non troppo lontano ci sono tutti. Zara non è più quella di una volta. Sotto la guida di Marta Ortega, figlia del fondatore Amancio, la strategia è cambiata ed è chiarissima: cancellare la macchia di fast fashion economico e rifarsi il trucco da marchio di lusso accessibile. Come? Scegliendo i grandi nomi dell’alta moda. Nelle sue fila sono già passati personaggi del calibro di Stefano Pilati, Narciso Rodriguez, Samuel Ross, Ludovic de Saint Sernin e perfino John Galliano, fresco di firma per un accordo biennale. Quindi, per questa volta l’allarme è rientrato e i fan della moda alta possono dormire sonni tranquilli. Resta solo da capire per quanto ancora i grandi designer riusciranno a dire di no quando gli assegni a sei zeri inizieranno a farsi davvero troppo pesanti.
Foto dal profilo di JW Anderson e Shutterstock
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