Ci sono modelli di borse diventati iconici che erano state progettate non per sfilare in passerella, ma per scopi ben diversi e ben precisi. La loro storia è cambiata nel tempo, con l’evoluzione della società, la nascita di nuove esigenze da colmare o per l’intuizione degli stilisti. Ma avevano una qualità essenziale: un design che ha resistito al tempo. Ecco i dieci esempi più intriganti, ai quali ne aggiungiamo due fuori elenco, perché – alla loro maniera – hanno portato nuovi concetti nel mondo della pelletteria
di Massimiliano Viti
Louis Vuitton Noé
Nel 1932, un noto produttore di champagne (mai rivelato) commissionò a Louis Vuitton una borsa da regalare ai suoi clienti che potesse contenere più bottiglie del suo pregiato champagne. Doveva essere anche abbastanza resistente da affrontare un viaggio oceanico. Gaston-Louis Vuitton disegnò una borsa a secchiello con base rettangolare capace di contenere cinque bottiglie di champagne. Quattro in posizione verticale e una capovolta al centro. Il fondo rigido e la chiusura a coulisse servivano a evitare rotture durante il viaggio. Per trasportarla più comodamente venne applicata una tracolla regolabile da portare a spalla. La borsa “porta champagne” prese il nome di Noé, perché dopo il Diluvio Universale, la sua arca si arenò sul monte Ararat (Armenia) e lì piantò il primo vigneto della storia come segno di buon auspicio.
Tote Bag
Per gli storici della moda la prima tote bag fu quella del brand di outdoor americano L.L. Bean (Leon Leonwood Bean). Nel 1944 il marchio lanciò la Bean’s Ice Carrier, una robusta borsa in tela ideata per trasportare pesanti blocchi di ghiaccio a casa o in barca, in un’epoca in cui i frigoriferi elettrici non erano ancora diffusi. La borsa era più simile a una scatola con due manici.
Rinominata nel 1965 Boat and Tote, fu riproposta con finiture colorate diventando un classico del New England. Anche le origini del nome sono piuttosto curiose. “Tote”, in inglese, è un verbo, sinonimo di “trasportare”, nato da un’alterazione del Kikongo, “tota”, o dello Swahili, “tuta”. Il successo della “Boat and Tote” spinse altre aziende a imitarla. Nel 1962 lo fece Coach, aprendo le porte al lusso. Col tempo, materiali e design si sono raffinati, la forma è diventata più strutturata e la tote è diventata chic.
Messenger bag
Nei primi anni del secolo scorso, le cartelle si diffusero tra gli scolari per trasportare libri, quaderni e altro materiale scolastico. Erano generalmente realizzate in pelle o tela e presentavano un design semplice con una patta che poteva essere chiusa con una fibbia o una cinghia. Negli anni ’50 e ’60, le cartelle divennero di moda poiché vennero adottate anche da studenti universitari e giovani professionisti come accessorio pratico ed elegante. Furono utilizzate anche dai portalettere degli anni ’50 che con la bicicletta consegnavano la posta. La borsa era capiente e facilmente adattabile, tramite soffietti, alle quantità di lettere o piccoli pacchi da consegnare. La classica borsa a cartella con patta e fibbie è diventata un accessorio moda che richiama uno stile preppy e vintage.
The Duffel Bag
Nel lontano XVII secolo, nella città belga di Duffel, si produceva un tessuto spesso, simile alla lana, col quale venivano confezionati dei borsoni, utilizzati dai marinai spagnoli e portoghesi per trasportare effetti personali e altro. Quando si bagnava, il borsone diventava troppo pesante. I marinai iniziarono a cucire ritagli di tela presi dalle vele, e la borsa diventò più leggera e più resistente alle intemperie. Questa sacca attraversò i secoli e durante la Prima guerra mondiale diventò parte dell’equipaggiamento dei soldati e iniziò a prendere una forma cilindrica. Il borsone fu riutilizzato durante la Seconda guerra mondiale con alcune migliorie per renderlo più robusto e più facilmente trasportabile. Dalla guerra, la borsa cilindrica è arrivata ai giorni nostri dove è considerata un must per gli appassionati della palestra.
Hermès Kelly
Nel 1837, quando fu fondata la maison, era stata ideata come borsa porta-sella per i cavalieri che si recavano alle battute di caccia. Nel 1930 Robert Dumas, genero di Émile Hermès e suo successore nella direzione di Hermès, creò un nuovo modello da donna, riducendo notevolmente il suo formato. Poi nel 1956 Grace Kelly aspettava la sua prima bambina, Carolina. Ma siccome voleva proteggerla dai paparazzi, decise di non divulgare la notizia. Circondata dai fotografi, istintivamente, coprì il suo pancione con la borsa di Hermès. Le fotografie divennero una inconsapevole quanto travolgente pubblicità per la borsa, che da quel momento tutti chiamarono Kelly. Fu solo nel 1977 che il modello venne rinominato ufficialmente così da parte di Hermès. Oggi è uno dei più prestigiosi della maison.
Hermès Haut à Courroies (HAC)
È la borsa più antica della maison francese. Nel 1892 venne creato il modello Haut à Courroies, letteralmente “alto con cinghie”, a indicare la forma slanciata verso l’alto e la presenza delle lunghe cinghie di chiusura. Era una grande borsa verticale progettata per trasportare stivali da equitazione, selle e altra attrezzatura equestre durante gli spostamenti e le gare ippiche. Con il declino delle carrozze a cavalli e l’avvento dell’automobile, Hermès riadattò la borsa trasformandola in un elegante borsone da viaggio per le auto e i primi treni.
Questo modello rappresenta infatti l’anello di congiunzione storico tra le origini equestri del marchio e la pelletteria di lusso moderna. Viene considerato l’antesignano dei modelli più famosi di Hermès. Rispetto alla Birkin è più alta e verticale, ha proporzioni da travel bag e conserva un carattere più vicino alle origini funzionali. Oggi la HAC è considerata un pezzo da collezione, apprezzata soprattutto nelle sue varianti grandi (formati da 40 a 60 cm) come borsa da weekend o da viaggio di lusso.
Il Backpack
Da strumento indispensabile per gli scalatori a prezioso accessorio per la vita quotidiana e la moda. La storia moderna dello zaino risale alla fine degli anni ’60, quando Murray McCory (all’anagrafe Murray John Pletz), studente di design industriale all’università di Washington e appassionato di trekking in montagna, capì che l’alluminio poteva trasformare e rendere più comodi zaini e borsoni. Jan Lewis, studentessa nella stessa università, si occupò personalmente di cucire il primo prototipo di quello che sarebbe diventato lo zaino JanSport da montagna. Nylon ultraleggero, scocca interna in alluminio per aderire alla schiena.
Con questa idea, la coppia vinse un concorso e decise di lanciare questo nuovo zaino sul mercato. Nel 1967 nacque JanSport. Fu proprio lo zaino griffato da questo marchio a cambiare definitivamente l’approccio al bagaglio quotidiano, in primis agli studenti che si liberarono le mani dai libri. L’idea fece breccia tra le università americane prima di diffondersi nelle scuole di tutto il mondo e, oggi, nelle strade di tutto il mondo.
Il marsupio
Il marsupio è l’accessorio che meglio rappresenta l’evoluzione da strumento puramente funzionale a icona di stile. Alcuni esperti fanno risalire il marsupio alla preistoria, quando gli homo sapiens andavano a caccia con una cintura su cui erano cucite delle tasche. Negli anni delle guerre mondiali il marsupio era l’accessorio strategico dei soldati. Negli anni ‘60 quello degli sportivi, negli anni ‘80 veniva esibito dai rapper. Ma sono gli anni ‘90 a renderlo il vero protagonista della moda maschile, soprattutto in occasioni informali, come viaggi e gite fuori porta. Nato per la necessità di trasportare piccoli oggetti lasciando le mani libere, ha attraversato secoli di storia prima di diventare un punto fermo della moda contemporanea. Negli ultimi anni la presenza nelle passerelle è stata altalenante, tra periodi di assenza e altri di boom.
La camera bag
Prima del 1920, le macchine fotografiche erano enormi e venivano trasportate in pesanti bauli. Con l’invenzione della Leica I (la prima fotocamera compatta a pellicola 35mm), i fotografi iniziarono a muoversi a piedi e a usare le prime custodie in cuoio. Durante la Seconda guerra mondiale, con la nascita del fotogiornalismo moderno, i reporter compresero il bisogno di borse morbide, impermeabili e con più scomparti interni.
La camera bag moderna arriva nel 1976 quando Jim Domke, fotoreporter del Philadelphia Inquirer, progettò la Domke F-2: una borsa in tela morbida che si modellava sul corpo del fotografo. Fu poi Karl Lagerfeld, per Chanel, a intuire per primo il potenziale estetico di questo oggetto nel 1982, disegnando la Chanel Camera Case. Tra quelle più famose e vendute ci sono la Gucci Soho Disco, la GG Marmont Camera Bag, la Saint Laurent Lou Camera Bag e la Marc Jacobs The Snapshot.
La doctor bag
La doctor bag deriva dalla Gladstone bag, una valigia leggera inventata in Inghilterra a metà del XIX secolo da J. G. Beard. Il nome era un omaggio a William Ewart Gladstone, più volte primo ministro britannico. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, i medici iniziarono a fare visite a domicilio e adottarono la Gladstone, in una versione più piccola dell’originale. La moda ha iniziato a appropriarsene quando le donne hanno cercato borse da giorno che non fossero solo decorative, ma anche capienti e strutturate.
Negli anni ’50, la designer italiana Giuliana Coen creò per il marchio Roberta di Camerino la borsa Bagonghi. Da quel momento, la doctor bag perse la sua funzione sanitaria entrando stabilmente nelle collezioni di pelletteria di lusso. Tra le doctor bag più famose nella moda troviamo la Prada Doctor Bag e la linea Story di The Bridge. I modelli Louis Vuitton Speedy, Hermès Bolide e Celine Luggage Tote richiamano tutti la forma e la struttura della doctor bag.
Fuori classifica: Balenciaga
Lo stilista georgiano Demna Gvasalia ha guidato Balenciaga come direttore creativo per quasi dieci anni, dal suo debutto nell’autunno 2015 (con la sfilata A/I 2016) fino all’inizio del 2025. In questo decennio ha lanciato varie borse provocatorie che hanno acceso le discussioni sui social. Ricordiamo la Trash Pouch (A/I 2022), ispirata esplicitamente al sacchetto della spazzatura condominiale e venduta a circa 1.790 dollari.
Poi la Lay’s Potato Chip Bag, una pochette in pelle da 1.800 dollari che replicava fedelmente in ogni dettaglio grafico un pacchetto di patatine fritte Lay’s accartocciato. Ancora: l’Arena Extra-Large Shopper, una borsa identica nella forma e nel colore all’iconica sacca economica Frakta di Ikea, venduta a oltre 2.000 dollari. Infine, la borsa a rete che imitava la classica rete traforata per la spesa dei mercati rionali. E la borsa rigida che riproduceva la forma dei sacchetti di plastica o carta dei supermercati, con prezzi superiori a 900 euro.
Il caso Freitag
Markus Freitag, studente di una scuola d’arte a Zurigo, ha bisogno di una borsa funzionale, robusta e impermeabile per portare i fogli da disegno. Vive vicino all’autostrada e vede passare molti camion coperti da grossi e robusti teloni. Arriva l’idea e nel 1993 lui e suo fratello Daniel realizzano il primo prototipo della Messenger Bag F13 Top Cat che viene testato dalla comunità di corrieri ciclisti a San Francisco, dove vive Daniel. Poco dopo creano il marchio di borse, accessori e abbigliamento Freitag. La “messenger bag” fatta riutilizzando vecchi teloni di camion, camere d’aria di biciclette usate e cinture di sicurezza dismesse diventa un’icona di design. Successivamente viene esposta anche al MOMA – Museum of Modern Art di New York.
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