Metaverso: tanto se ne parlava, tanto non se parla più

C’è stato un momento, poche stagioni fa, che non si parlava d’altro e non esserci scatenava crisi soffocanti di FOMO (Fear Of Missing Out). Oggi il fenomeno del Metaverso, pur vivacchiando nella sua (virtuale) realtà, si è sgonfiato. Che fine ha fatto e che fine farà?

di Massimiliano Viti

 

C’è stato un momento in cui la moda sembrava destinata a trasferirsi altrove, in mondi virtuali che – in base alle promesse e alla premesse – parevano infiniti. Oggi, a distanza di qualche anno dal boom del Metaverso, il silenzio che circonda molte di quelle esperienze racconta una storia diversa. Forse non possiamo definirla una fine, ma sicuramente un drastico ridimensionamento. Come quella vissuta dalla Metaverse Fashion Week che si è regolarmente svolta lo scorso aprile sulla piattaforma Decentreland, ma con molto meno eco rispetto alle 108.000 persone del 2022, poi ridotte a 26.000 l’anno successivo. La rivedremo anche nel 2026? Forse.

La caduta del Metaverso

La questione del Metaverso è riassunta nelle parole pronunciate nel giugno 2023 da Stefano Beraldo, CEO di OVS, marchio e insegna italiana di fashion retail: “Intelligenza artificiale e Metaverso sono lontani dall’essere la priorità dei CEO“. Quasi tre anni dopo, possiamo dire che sull’intelligenza artificiale ci aveva preso poco, al punto che oggi l’AI, se non in vetta alla classifica delle priorità, ne è molto vicina. Invece, il Metaverso è precipitato, finendo nel dimenticatoio. E le ultime decisioni di Meta potrebbero significare davvero la fine di un mondo virtuale che si è eclissato ancor prima di esplodere. Sorpassato e schiacciato dall’Intelligenza Artificiale.

Metamiraggio?

Era il 28 ottobre 2021 quando Mark Zuckerberg annunciò che da quel momento in poi Facebook sarebbe diventato Meta. Non era solo un cambio di denominazione, ma una chiara indicazione su dove si stava dirigendo l’azienda: verso una nuova era tecnologica guidata dai dispositivi VR (Virtual Reality). All’epoca, la visione di Meta era che il Metaverso sarebbe stata la prossima grande piattaforma social, in cui gli utenti si sarebbero connessi in un mondo virtuale tramite l’app Horizon Worlds e avrebbero giocato con i loro visori VR. Nonostante le perplessità, la convinzione dimostrata da Meta spinse tantissime altre società a seguirla e a puntare sulla realtà virtuale (Microsoft, Nvidia, Disney, Tinder, per esempio.) e a lanciare progetti correlati.

Scetticismo iniziale

Anche la moda e il lusso cominciarono a esplorare il nuovo mondo virtuale. E si divisero subito, tra chi credeva che il Metaverso sarebbe stato il futuro e chi, invece, era più meno convinto e predicava cautela. Anche i due big del lusso, Bernard Arnault di LVMH e François-Henri Pinault di Kering, avevano opinioni diverse. Molto più scettico e pragmatico il primo. Più fiducioso e pronto a cavalcare l’onda il secondo. Il primo con il freno a mano tirato. Il secondo con il piede sull’acceleratore. Non a caso Kering aveva creato un team dedicato al Web 3.0 e al Metaverso. Sia Gucci sia Balenciaga avevano uffici autonomi con il medesimo scopo. “Il Metaverso diventerà sia un’opportunità sia un fenomeno dirompente” aveva affermato Pinault.

4 anni dopo

A distanza di 4 anni, sappiamo con certezza chi avesse ragione e chi no. Ma Pinault non è stato l’unico a crederci. Analisti come McKinsey & Co. e Citi avevano pubblicato stime esaltanti secondo cui il Metaverso sarebbe diventata una piattaforma multimiliardaria entro il 2030. Molti sono saliti sul carro guidato da Zuckerberg, per poi scendere non appena è diventato chiaro che non sarebbe andato da nessuna parte. Ecco, 4 anni dopo il carro ora viene rimesso in garage.

70 miliardi di dollari di perdite

Nel gennaio 2026 si è venuto a sapere che Reality Labs, la divisione di Meta dedicata alla realtà virtuale, ha accumulato perdite per 70 miliardi di dollari negli ultimi anni, rivelandosi uno degli errori più madornali commessi dal creatore di Facebook. Circa 1.500 dipendenti della divisione saranno licenziati e gli investimenti previsti verranno convogliati verso divisioni che sviluppano hardware indossabili, dispositivi mobili e – guarda un po’ – device per l’AI.

Le ragioni di un fallimento

I motivi di questo fallimento sono tanti. Primo: lo scarso tempismo. Il Metaverso è stato un progetto mai chiaro messo in commercio quando la gente, dopo la pandemia, non vedeva l’ora di immergersi di nuovo nel mondo reale invece che indossare visori ingombranti e scomodi. Poi: ambienti virtuali difficili da navigare e in cui socializzare non era poi così agevole.

Ma l’errore più grande fu concettuale. Negli ultimi anni mondo online e offline stavano convergendo sempre di più, mentre il Metaverso tendeva a isolarci dalla realtà per farci vivere solo nel virtuale. C’è chi afferma che il Metaverso non è morto e che potrebbe tornare sotto altre forme. In effetti, le persone desiderano ancora esplorare mondi digitali e connessi: l’Intelligenza Artificiale potrebbe favorire esperienze di gioco e social personalizzate e attraenti.

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