È arrivato il momento di capire come la moda può vestire i robot

Li abbiamo visti all’ultimo Vogue World di Milano, ma erano nudi. In realtà, quello di vestire i robot umanoidi è un segmento progettuale fashion che ha già una sua particolare struttura, una visione precisa e anche brand specializzati. È arrivato il momento di capire come la moda può vestire i robot (e molto di più).

di Massimiliano Viti

 

Vogue World ha chiuso la sua edizione milanese il 25 settembre scorso a Milano con l’evento The Age of Intelligence. I protagonisti sono stati alcuni robot umanoidi che hanno fatto il loro ingresso in Galleria Vittorio Emanuele II cercando di coinvolgere il pubblico. Tra i presenti, in prima fila, anche il direttore creativo di Valentino Alessandro Michele e Miuccia Prada i cui sguardi poco entusiasti, per così dire, sono diventati subito virali sui social. L’uscita dei robot era, probabilmente, un arrivederci alla prossima edizione dell’iniziativa, in programma il prossimo anno a San Francisco, città poco nota al mondo del fashion system e più conosciuta in ambito tecnologico. Ma la vera domanda è un’altra: perché a un evento di moda i robot erano nudi? Domanda legittima, anche alla luce del fatto che, alcuni mesi fa, si sono svolte sfilate nel corso delle quali sono state presentate delle collezioni di abbigliamento pensate proprio per vestire i robot umanoidi.

Vestire i robot

“L’abbigliamento per umanoidi non è un campo completamente nuovo. Si tratta di una reinterpretazione dell’esperienza maturata nella progettazione di indumenti funzionali per gli esseri umani, adattata a un nuovo contesto”, afferma Ji Yeon Shon, direttore della divisione Ricerca e Sviluppo dell’azienda sudcoreana Hansae, che impiega circa 140 designer e tecnici in diverse sedi globali nella propria divisione moda. “Non pensateli come macchine, ma come creazioni che condividono gli spazi e trascorrono del tempo con gli esseri umani. Questo ribalta la nostra prospettiva nei confronti dei robot”, osserva Shon alla presentazione di Wear the Future, progetto dedicato allo sviluppo di abbigliamento per robot umanoidi. “Gli esseri umani traggono protezione dagli indumenti. Lo stesso vale per i robot. Gli abiti – prosegue Shon – non sono solo una copertura per il corpo. Proprio come gli insegnanti, gli operatori sanitari, gli operai delle fabbriche o i dipendenti del settore dei servizi, comunicano il ruolo di chi li indossa e l’ambiente di lavoro” (fonte koreatimes.co.kr).

Come la moda può vestire i robot

Oltre ad Hansae, altre aziende che si occupano di vestire i robot umanoidi. Tra queste il marchio Robo-Uni (creato dai giapponesi di Rocket Road), Mach33 (progetto di Galaxy Corporation), la britannica Stratum Supply, l’altro brand giapponese Robo Cover. C’è anche l’haute couture rappresentata da Maison Roboto, realtà francese fondata nel 2024 che si definisce come la prima griffe dedicata interamente alla sartoria per robot umanoidi. Progetta abbigliamento e capi su misura realizzati artigianalmente a Parigi. Secondo Maison Roboto, la diffusione dei robot umanoidi sta viaggiando a una velocità più alta rispetto al previsto: 16.000 unità attivate nel 2025, con una proiezione di 50.000-100.000 unità che entreranno in servizio solo nel 2026 presso hotel, uffici aziendali, negozi e residenze private. E il robot deve essere vestito adeguatamente in base all’ambiente che frequenta. Non solo, un umanoide con l’outfit giusto è percepito come più affidabile, più professionale e più accessibile rispetto a una macchina “nuda”.

Corpi non collaborativi

Maison Robot descrive anche alcune difficoltà di approccio nel progettare e realizzare abbigliamento per robot. Per esempio: le spalle non hanno una muscolatura che possa sostenere una giacca, né il robot possiede fianchi sui quali modellare il vestito. E non ha ancora la capacità di regolare il proprio abito mentre lo indossa. Secondo la maison, la storia della sartoria si è sempre basata su un corpo collaborativo. “L’alta moda robotica presuppone l’opposto. Ogni silhouette deve essere completamente autoportante. Ogni struttura interna e ogni chiusura deve essere azionabile senza l’intervento umano”.

La sfida dei materiali

Poi, c’è la sfida dei materiali. Gi indumenti devono resistere a continue sollecitazioni meccaniche, al calore generato da batterie, motori e sensori. Non devono ostacolare né i movimenti del robot e né le sue funzioni e sensori. Devono proteggerlo in ambienti pericolosi. “Questi requisiti richiedono tessuti e metodi di costruzione che non esistevano prima della nascita di questo specifico settore” scrive sul sito web aziendale l’azienda transalpina (fonte maisonroboto.com).

Due ambienti

In sintesi, i marchi specializzati in abbigliamento per robot umanoidi stanno prendendo in considerazione due ambienti. Il primo è quello degli abiti per i modelli progettati per vivere a stretto contatto con le persone. Il secondo riguarda le uniformi da lavoro da indossare durante i cicli di lavorazione in ambito industriale. Cicli di vario tipo: dalle operazioni pericolose all’agricoltura intelligente, dal personal training alla manutenzione auto (fonte Sourcing Journal)

Il fattore calzatura

Infine: le calzature. Un memorandum d’intesa siglato da Generative Bionics, azienda deeptech italiana specializzata nello sviluppo di robot umanoidi, ed ENI vuole proprio identificare materiali e soluzioni innovative per i componenti destinati ai robot umanoidi. Attraverso Finproject, controllata da Versalis, verrà studiata l’evoluzione del sistema piede/scarpa di GENE.01, il robot umanoide avanzato sviluppato da Generative Bionics. L’obiettivo del memorandum è arrivare a realizzare componenti più leggeri e resistenti, producibili su scala industriale, capaci di migliorare la capacità di assorbire gli urti, l’aderenza, la durata e la facilità di assemblaggio per un robot (fonte polimerica.it).

In conclusione

Per concludere, lasciamo la parola a Choi Yong-ho, CEO di Galaxy. “Credo che un giorno le persone indosseranno abiti ispirati ai robot e, viceversa, i robot indosseranno abiti robotici ispirati agli umani” ha detto durante la sfilata Mach33: Physical AI Fashion Show.

Foto da Galaxy Corporation

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