Molti hanno eletto il sandalo Cap Heel di Chanel la freaky shoe del 2026. La scarpa-non scarpa vista nella Cruise 2027 è una semplice copertura del tallone a forma di tacchetto che si lega intorno alla caviglia con un laccetto. Nessuna suola. Al di là della contestualizzazione creativa di Matthieu Blazy, questo modello è solo l’ultimo di una galleria di modelli a dir poco stravaganti che vi raccontiamo in questo articolo
di Massimiliano Viti
Iniziamo dagli anni ’90. Da quando, cioè, nella moda arrivò la rivoluzione ugly chic, abbracciata anche da Miuccia Prada. “Il brutto è attraente, il brutto è eccitante” afferma Miuccia, che poi spiega: “Forse perché è più nuovo. Per me, la ricerca del brutto è più interessante dell’idea borghese di bellezza. E perché? Perché il brutto è umano. Tocca il lato cattivo e sporco delle persone” (fonte harpersbazaar.com). Ecco, allora, che nella storia non sono pochi i casi di calzature che – una volta sono apparsi sul mercato – sono stati bocciati per la loro estetica. Salvo, poi, avere un inaspettato riscontro commerciale. Un esempio? Le Crocs, che il Daily Mail nel 2010 definì “le scarpe più brutte mai inventate”). Il trend ugly declinato anche in una forma di “creatività improbabile” non è mai più passato di moda e nella calzatura, più che nell’abbigliamento, ha imperversato. L’arrivo dei social, ovviamente, ha amplificato la tendenza.
Le Cap Heel di Chanel
Chissà se Matthieu Blazy, il direttore creativo di Chanel, ha disegnato le Cap Heel – una semplice copertura del tallone a forma di tacchetto che si lega intorno alla caviglia con un laccetto – per scatenare hype sui social, con la speranza di ottenere anche risultati commerciali. In attesa di ciò che riserverà il futuro, l’attrice Margaret Qualley, ambassador della griffe, ha indossato il discusso sandalo alla première londinese del film The Dog Stars nell’agosto 2026. Per NSS Magazine le Cap Heel rispettano il “codice” di Chanel delle scarpe bicolori (un colore è la pelle di chi le indossa) e richiamano anche la storia, visto che i nobili indossavano appositamente vestiti poco pratici per dimostrare che non avevano bisogno di lavorare. Infatti, chi indossa queste scarpe senza suola non può certo andare in giro in città. Le Cap Heel non sono l’unico modello stravagante del 2026. A Chanel ha fatto seguito Saint Laurent con le brogue in PVC trasparente. Mentre la piattaforma Lyst, nel report del secondo trimestre del 2026, menziona le Jelly Mules di Chloé, sabot in plastica con nodo trompe-l’oeil sulla tomaia, che nella versione azzurro ghiaccio, sembrano le scarpette di cristallo di Cenerentola.
L’ultima stravaganza è servita
Perché queste scarpe stravaganti piacciono? “In un momento in cui lo stile personale appare sempre più come una performance ottimizzata – spiega J’Nae Phillips, ideatrice della newsletter Fashion Tingz -, una scarpa insolita può essere segno di individualità, umorismo, buon gusto o, persino, del rifiuto di vestirsi in modo eccessivamente prevedibile” (fonte BBC). Secondo Meg Palmer, ricercatrice dell’agenzia Verve, “nell’epoca della mediocrità generata dall’intelligenza Artificiale, dai feed Instagram perfettamente curati e degli algoritmi prevedibili, queste scarpe rappresentano un contrappunto alla presunta perfezione che vediamo online” (fonte BBC)
Insolite, ma di successo: 5 esempi
Nella storia della calzatura, ci sono almeno 5 modelli di scarpe che apparsi in passerella come una provocazione, salvo poi diventare campioni di incasso.
Le Tabi di Maison Margiela
Sono senza dubbio il modello regina della categoria freaky shoes. Martin Margiela le presentò nel 1988. Sono ispirate ai calzini del Giappone del XV° secolo, che dividevano l’alluce dalle restanti dita del piede, con la credenza che potessero prevenire malattie e combattere lo stress. I calzini si adattavano perfettamente ai tradizionali sandali infradito zoori (o zori) che si indossavano sotto il kimono. La bizzarra silhouette è diventata negli anni un simbolo dell’anti-fashion, oggi più in auge che mai. Un paio datato 1991 è stato battuto all’asta nel luglio 2026 per 364.000 euro.
Le Fur Slippers di Celine
Fu Phoebe Philo a disegnare alcune scarpe col pelo. Tra queste, il modello che ebbe maggior successo fu la ciabatta lanciata nel 2013. Sfilò in passerella, assottigliando il confine tra pantofola e scarpa da giorno. Le ciabatte pelose (così come le décolleté di pelliccia) sono uno dei pezzi iconici di Celine che influenzarono la moda della calzatura degli anni successivi.
Le Jelly Shoes
Fu Sarraizienne a creare il primo modello in plastica trasparente. La sua funzione? Proteggere il piede dall’acqua. Nel 1980, i ventenni Tony Alano, brasiliano, e Nicolas Guillon, francese, lo rilanciano nei negozi di Parigi. La scarpa cattura l’attenzione di Thierry Mugler e Jean-Paul Gaultier, che iniziano a reinterpretarla, avviando la moda delle Jelly Shoes, che spopolò negli anni ’80. Da allora, ciclicamente, ne riesplode la mania, alimentata dalle griffe. Per esempio: The Row, Chloé, Loewe.
Le Triple S di Balenciaga
Lanciate sotto la direzione creativa di Demna Gvasalia, apparvero in passerella durante la sfilata della collezione invernale 2017-2018. Divennero subito il simbolo assoluto dell’estetica ugly chic, caratterizzate da una suola massiccia a tre strati sovrapposti (da cui il nome Triple S), una silhouette volutamente ingombrante, materiali grezzi e un effetto distressed di fabbrica. La Triple S ha mutuato l’estetica dalla sneaker goffa degli anni ’90, trasformandola in uno status symbol e dando ufficialmente il via al trend delle chunky sneakers.
Le Finger Shoes di Vibram
Innovative, versatili e progettate per offrire la sensazione di camminare e correre a piedi nudi, queste calzature mantengono le dita dei piedi separate, portando all’estremo l’idea di una calzatura modellata sull’anatomia del piede. I primi prototipi risalgono al 2000, mentre il lancio ufficiale sul mercato da parte di Vibram è avvenuto nel 2004. Le FiveFingers sono approdate in passerella grazie a Balenciaga, che ha realizzato una versione col tacco destinata all’inverno 2020/2021.
Foto dai social
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